Il nuovo sublime – Giorgio Ferri

Ovunque Potere


Muovendo dal concetto di sublime elaborato da Edmund Burke a metà del XVIII secolo, ho realizzato una serie di scatti fotografici orientati a mettere in luce il rapporto dicotomico tra l’uomo ed il contesto che abita e modifica.

Volendo riassumere il pensiero di Burke in poche righe si può dire che per lui è Sublime “Tutto ciò che può destare idee di dolore e di pericolo, ossia tutto ciò che è in un certo senso terribile o che riguarda oggetti terribili, o che agisce in modo analogo al terrore”, il sublime può anche essere definito come “l’orrendo che affascina” (“delightful horror”). La natura, nei suoi aspetti più terrificanti, come mari burrascosi, cime innevate o eruzioni vulcaniche, diventa dunque la fonte del Sublime perché “produce la più forte emozione che l’animo sia capace di sentire”, un’emozione però negativa, non prodotta dalla contemplazione del fatto in sé, ma dalla consapevolezza della distanza insuperabile che separa il soggetto dall’oggetto.

Ricontestualizzando in chiave contemporanea il pensiero burkiano, ho raffigurato con sguardo lucido, l’imponenza dell’intervento umano sul territorio e, al contempo, ho focalizzato l’attenzione sullo “stupore” che suscitano nell’uomo le grandi opere, nonostante queste siano da lui stesso predisposte.

Le immagini documentano la nascita, l’evoluzione e lo stato di avanzamento attuale dei cantieri autostradali BRE.BE.MI con una prospettiva soggettiva che mette a confronto la geometria artificiale dell’intervento urbanistico con la natura, non solo intesa in senso stretto, del contesto, ma con la stessa componente umana.

Il senso di interiorità e di irrisorietà che l’individuo prova al cospetto del suo stesso operato si traduce nel soggetto fondamentale delle mie fotografie.

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